Friday, September 09, 2016

Make believe

As if I were alive
As if this was life
I go through the motions of living
As if.

Sometimes quite well.
Convincingly.
When the world's not too grey.
When the air is not too thick.

As if. 


Monday, August 15, 2016

Velho


Estás morto, estás velho, estás cansado!
Como um suco de lágrimas pungidas
Ei-las, as rugas, as indefinidas
Noites do ser vencido e fatigado.

Envolve-te o crepúsculo gelado
Que vai soturno amortalhando as vidas
Ante o repouso em músicas gemidas
No fundo coração dilacerado.

A cabeça pendida de fadiga,
Sentes a morte taciturna e amiga,
Que os teus nervosos círculos governa.

Estás velho estás morto! Ó dor, delírio,
Alma despedaçada de martírio
Ó desespero da desgraça eterna.



- João da Cruz e Sousa

Tuesday, August 09, 2016

The trouble with feathers

Hope is the thing with feathers
Harsh-tongued and gaudy as a peacock
Hope is the thing with feathers
tHat itch inside one's heart

Hope is the thing with feathers
That gyres and gambols overhead
Her wings agains a black weather's
Oily rain and bulldozer's thread.

Oft she smiles, and oft she screams
I know she'll never rest
She'll jump at any sunbeams
She'll push your very best.

Hope is the thing with feathers
And I, for one, have none.

Friday, July 22, 2016

After dark vapors have oppress’d our plains

After dark vapors have oppress’d our plains 
For a long dreary season, comes a day Born of the gentle South, and clears away From the sick heavens all unseemly stains. The anxious month, relieved of its pains, Takes as a long-lost right the feel of May; The eyelids with the passing coolness play Like rose leaves with the drip of Summer rains. The calmest thoughts came round us; as of leaves Budding—fruit ripening in stillness—Autumn suns Smiling at eve upon the quiet sheaves— Sweet Sappho’s cheek—a smiling infant’s breath—The gradual sand that through an hour-glass runs— A woodland rivulet—a Poet’s death.



- John Keats

Friday, June 24, 2016

At the War Office, London


I

Last year I called this world of gain-givings
The darkest thinkable, and questioned sadly
If my own land could heave its pulse less gladly,
So charged it seemed with circumstance whence springs
The tragedy of things.

II

Yet at that censured time no heart was rent
Or feature blanched of parent, wife, or daughter
By hourly blazoned sheets of listed slaughter;
Death waited Nature's wont; Peace smiled unshent
From Ind to Occident.



- Thomas Hardy

Thursday, May 12, 2016

Satã imperioso

Gótico e picante, com sua noiva elegante
Temer já conquista o coração do colunista
-Ele é um animal, feio forte e formal,
Fala logo o noblá, recatado para lá.
-Mesoclisa a oração, tá pregando a união
ele é capitalista, cola aqui na minha pista
e a Marcela só sorri, uma bela duma conquista.
 

Sunday, February 14, 2016

Preghiere per i morti del mare

Mare di Dio, che sceveri le sorti
dei combattenti nella sacra guerra,
io ti prego: non rendere i tuoi morti,
Mare, alla terra;
 
5non rendere i cadaveri che il sale
macera, né l’ossame che tra flutto
e flutto imbianca, al lido, o Sepolcrale,
e al nostro lutto;

ma sì, nel gorgo acerbo come il pianto
10fùnebre, tieni le profonde some
perché noi più t’amiamo e a noi più santo
duri il tuo nome;

ma sì tieni le spoglie nell’intorto
abisso pari al nostro amor rapace,
15perché non sia rifugio in te né porto
in te né pace

in te né tregua né salute a noi
alcuna se la servitù non cessi
e in te Roma non chiami i glauchi eroi
20al Resurressi.

Miseri eroi, non caddero sul ponte
della nave, gioiosi di battaglia,
in un sangue perenne come fonte
che non s’accaglia;
 
25non udirono, sotto la bufera
del fuoco, nel rossore che non stagna,
stridere contro l’asta la bandiera
quasi grifagna,

non lassù, dalla ferrea rembata
30che folgora, la scorsero con gli arsi
cigli come Vittoria catenata
lassù squassarsi;

né s’accosciaron presso i tubi, quando
nel capo chiuso dentro la sonora
35cuffia d’un tratto rombano comando
e morte, a prora;

né, travaglio dell’orrido beccaio
che pesta e insacca, furon carne trita
da rempiere la gola del mortaio
40ammutolita;

né, dato in brocca il fulmine coperto
contro il nemico enorme, solitaria
vider l’elice folle in cima all’erto
scafo nell’aria
 
45e irsuta l’onda, delle mille braccia
invan tese da un sol terrore urlante,
prima d’inabissarsi senza traccia
presso il gigante.

Ma l’insidia li colse, ma l’agguato
50li pigliò, nell’immensa albàsia eguale:
ruppe il fianco, la piaga nel costato
aprì, mortale;

di sùbito colcò pel sonno eterno
la bella nave, dandole carena
55come a racconcio, sotto il lungo scherno
della sirena;

e l’acciaio temprato a gran martello
fu cosa ignuda come vil tritume,
sopra l’acque di Dio men che fuscello,
60men che le spume.

Or repente un miracolo divino
percote l’acque. Il sol rompe la nube?
fa d’ogni flutto un branco leonino
di rosse giube?
 
65Chi squarcia la foschìa dell’imminente
morte? Si leva un giorno di beata
porpora? Esulta tutto l’oriente,
e un’ora è nata?

Né fulvo branco di leoni balza,
70né s’inarca fulgore di sovrana
porpora. Sola su la morte s’alza
l’anima umana.

Sola alla morte l’anima sovrasta
congiunta ancóra al carcere dell’ossa
75come fuoco si radica in catasta
a prender possa.

Uomini vivi, saldi sul tallone,
non in coperta ma lungh’esso il bordo
dileguante con l’ultimo cannone
80nel succhio sordo,

diritti come se facesser ala
ad ammiraglio in nave pavesata,
diritti come sotto la gran gala
schiera ordinata,
 
85gittano al cielo un grido così forte
che ferisce le cime dell’ardore,
e sforzano a sorridere la Morte
che mai non muore.

O Vittoria, alta vergine severa,
90or quando vinci se non vinci in questa
fine? Dove più sfolgori, o guerriera?
in quale gesta?

E qual madre, qual dolce madre o suora,
che tu le renda le profonde salme
95osa pregarti, o Mare dell’aurora,
giunte le palme?

Chi lungo i lidi tuoi, Mare dei prodi,
erra con entro il cor l’esangue vólto,
sperando che nel cor l’ombra gli approdi
100dell’insepolto?

Mare di Dio, le vittime che celi
tu non rendi, né odi le querele
dei sùpplici; ma duri ai tuoi fedeli
tomba fedele,
 
105ma conservi le spoglie nell’intorto
abisso pari al nostro amor rapace,
perché non sia rifugio in te né porto
in te né pace

in te né tregua né salute a noi
110alcuna se la servitù non cessi
e in te Roma non chiami i glauchi eroi
al Resurressi.



-Gabrielle D'Annunzio